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portraits: Vigevano

Accade spesso che leggendo un romanzo o un racconto ambientato in una città, nasca forte il desiderio di visitarla, tanto sono vivaci e accattivanti le descrizioni dei luoghi di interesse artistico che ne fa l'autore. Tuttavia, chi legge la trilogia di romanzi di Lucio Mastronardi ambientata a Vigevano, avrà la sorpresa di non trovare riferimenti allo spettacolare centro storico rinascimentale e, in particolare a Piazza Ducale, le cui forme e proporzioni perfette, ne fanno una creazione architettonica di rara eleganza.

Fatta costruire a fine Quattrocento da Ludovico il Moro, quello spazio fu concepito per essere l'anticamera scenografica e grandiosa del suo castello. La piazza richiama l'impostazione del foro romano come codificato da Vitruvio, chiusa su tre lati da edifici porticati con facciate interamente decorate con affreschi di inizio Novecento. Sul finire del Seicento, il fronte della cattedrale che chiude il lato nord, viene sostituito con un'architettura concava che trasforma la piazza in una sorta di teatro, in cui la facciata della chiesa funge da quinta di un palcoscenico sul quale, ogni giorno, va in scena la commedia umana.

Nella narrazione di Mastronardi, la città esiste solo come il nome di un luogo in cui le persone vivono e agiscono a prescindere da esso, del tutto incuranti dell'eredità storica che le circonda e in cui sono immerse. L'immagine che ne scaturisce è di una città-piazza invasa quotidianamente da una folla chiassosa e gretta, spettatrice muta dello spettacolo della miseria umana. I personaggi sono la caricatura di loro stessi nell'ostentazione di una nobiltà di modi che non possiedono e che esagerano tanto da risultare volgari.


Primo romanzo della trilogia nella prima edizione nella collana I coralli 1962


Nulla degli antichi fasti di Vigevano, conosciuta come il salotto d'Europa, traspare dalle pagine di questi romanzi, che non a caso qualche critico ha paragonato al crudo realismo dei Malavoglia, in cui regna l'aridità dei sentimenti, lo squallore della vita quotidiana e uno scoramento che pervade ogni cosa e oscura anche la bellezza di questo luogo. Un piccolo centro della provincia pavese travolto dal boom industriale del Dopoguerra si trova improvvisamente a vivere il sogno di una grande floridezza economica. Un mondo piccolo e senza pietà, una società basata su regole meschine e sul potere dei soldi che diventano virtù necessarie e sufficienti, sovvertendo così l'ordine delle cose per cui il denaro è un mezzo e non un fine. L'arroganza, l'ignoranza e la boria diventano valori, mentre la modestia e la cultura sono, non solo accantonate, ma anche derise, trasformandosi in peccato, una colpa da nascondere e di cui vergognarsi. La sicumera di una società involuta e pigra, che vive sperando che ogni nuovo giorno si compia il miracolo della moltiplicazione del denaro. I poveri invidiano i vestiti, i gioielli e le auto dei ricchi. I ricchi non si curano dei poveri e delle loro privazioni. Gli uni e gli altri affaccendati e assorti nella lotta solitaria per fare soldi.


Secondo romanzo della trilogia nella prima edizione nella collana I coralli 1962


Il risultato è che non c'è salvezza neanche nella realtà per i personaggi di questi libri uniti dalla tragica ironia del destino che, nonostante gli sforzi per arrivare in vetta alla scala sociale, li riporta nella miseria della condizione di partenza. Un ritratto disperato e profetico che di lì a qualche anno si sarebbe realizzato spazzando via una generazione di industriali semianalfabeti che non ha né la cultura né la lungimiranza di investire nella formazione dei giovani per adeguarsi ai naturali mutamenti dei mercati internazionali. Il destino ineluttabile di calzolai improvvisatisi capitani di industria grazie a un miracolo economico che loro stessi non sanno né spiegare nè mettere a frutto si compie. La storia di una intera società mentalmente pigra e arrogante che non ha gli strumenti culturali adeguati per sopravvivere e che non fa nulla per acquisirli: una disfatta finale che non risparmia nessuno degli abitanti di questa cittadina, i quali non hanno saputo apprezzare la fortuna di vivere immersi in tanta bellezza. Una sorta di legge del contrappasso che riporta in equilibrio il sistema.


Terzo romanzo della trilogia nella prima edizione nella collana I coralli 1964


Il merito di questo ritratto “al contrario” di un luogo che merita di essere visto almeno una volta nella vita, è il valore di promemoria di quanto la cultura sia alla base del progresso umano sostenibile.

Quindi, dopo la lettura, andate a Vigevano! Scegliete uno dei bar sotto i portici, mettetevi comodi e non fate assolutamente nulla. State lì e godetevi quella piazza. State lì e pensate alle migliaia e migliaia di persone che giorno dopo giorno, anno dopo anno, l'hanno attraversata privi di consapevolezza, senza alzare lo sguardo, senza soffermarsi a respirarne il fascino. Tutti schiacciati da una persistente e rovinosa ottusità: vedere senza guardare. Non guardare quella piazza significava non vedere la conoscenza e il sapere dietro la sua costruzione. Non guardare quella piazza significava rinnegare la tradizione mecenatesca che, dall'antichità passando attraverso il Rinascimento, ha prodotto gran parte del patrimonio artistico e culturale che abbiamo intorno a noi.

Perchè, in fondo, la bellezza è solo negli occhi di chi la sa vedere davvero...